Un codone o un cupolino già verniciato e goffrato si può montare una volta sola. La superficie goffrata non si ritocca: se l’assemblaggio va storto, il pezzo non si recupera, si scarta. In MPT questi componenti — destinati all’assemblaggio di moto sportive — li segue personalmente Stefania Bassi, responsabile del reparto montaggio.
Qui la chiamano la “casinista” perché con la sua voce squillante porta brio e buonumore. Ma diventa serissima quando si tratta di pezzi che non ammettono un secondo tentativo.
Stefania è entrata in MPT nel maggio 1993, a 19 anni, appena uscita da scuola. E, da allora, non se ne è più andata.
“Sono arrivata a diciannove anni. Qui dentro sono cresciuta, ho imparato il mestiere e sono diventata responsabile. E me ne andrò, spero, solo per la pensione!”
Assembla, corregge i difetti con saldatura a vibrazione, a ultrasuoni e a lama calda, applica viti e distanziali, rifinisce a mano. E ricontrolla i componenti che arrivano dallo stampaggio già verificati: un secondo passaggio, scheda di controllo alla mano, per intercettare le non-conformità prima che diventino un problema. Pianifica a braccetto con lo stampaggio e coordina cinque persone.
In più, c’è una lavorazione che oggi, in reparto, solo lei porta a termine: le “trombette”, come le chiama ormai affettuosamente dopo anni di lotti, componenti lato destro e sinistro per Ducati Corse. Tre pezzi da saldare, in sequenza, con la massima precisione dimensionale.
Ma, dopo più di trent’anni, la parte più delicata resta sempre questa: la lucidatura e la rifinitura dei pezzi. Le macchine portano il componente fino a un certo punto. Ma l’ultimo step, sul verniciato goffrato, lo fa la sua mano.
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